Le controversie ereditarie sono l'unico contenzioso di cui mi occupo. Vuol dire che ho visto, caso dopo caso, da dove si rompono i testamenti: la data incompleta, la quota calcolata senza considerare una donazione del 1996, la formula ambigua su cui due fratelli hanno costruito otto anni di causa.
Quell'esperienza torna dentro ogni testo che scrivo. Ogni clausola viene formulata immaginando l'erede che un domani la leggerà cercando un appiglio — e gli appigli si tolgono prima, uno per uno, finché sono ancora eliminabili.
Nessuno può garantire che un testamento non venga impugnato: impugnare è un diritto di chi resta. Si può però ridurre metodicamente ciò su cui un'impugnazione potrebbe far leva.